martedì 18 novembre 2008


SINERGIE INCONTRA ASTOLFO FUNES
PER LA SUA PRIMA MOSTRA IN ITALIA


HISTORIAS DE VIDA - A cura di Dores Sacquegna.

"Osservando il ciclo di opere scelte per questa mostra dedicata ad Astolfo Funes, non posso fare a meno di ricordare Antonin Artaud nel suo profetico “teatro del doppio”. Un testo che introduceva le modalità enigmatiche legate a forze occulte e misteriose delle ombre: un doppio che scava negli stati notturni dell’essere, salendo nella divina sfera armoniosa o scendendo giù negli abissi più profondi dell’emarginazione. Il doppio in teatro si riferisce ad una scena di vita replicata e proposta come momento di apertura verso l’esterno. Ciò accade anche in molte opere di questo giovane autore. Gli scenari sono onirici, a volte esasperati, sfuggenti, paradossali. Anch’egli come Artaud cerca di trovare risposte nel ”femminile terribile” attraverso la dicotomia che esiste tra bellezza e orrore, costruzione e distruzione, piacere e peccato. E in questi scenari dai colori barocchi affondano le più intime emozioni umane, passioni, emozioni ma anche istanze sociali, ponendo l’accento a più livelli di realtà, con l’intento di mettere a nudo verità e artificio e prelevando dal quotidiano, come in un gioco di specchi, reale ed immaginario, fiestas ed angoscie claustrofobiche (ved. Piano Bar). Astolfo, ci mette di fronte alle sue opere, come testimoni silenziosi di un teatro di emozioni umane. Per certi versi (stesura del colore e soggetti) la sua arte ci ricorda l’Art Brut, coniata dall’artista e collezionista Jean Dubuffet, e riferita a quei soggetti che riescono a produrre visioni che si pongono come la “verità” nell’arte, come una sorta di rivelazione di un processo che devia dal percorso originario delle forme, incamminandosi in un percorso di ordinaria follia. Ma non è Art Brut e nemmeno Outsider. È ossessione pura, di un artista che vive il sentimento folle, se vogliamo dirla in questo modo, di invadere lo spazio con cromie stranianti che creano un cortocircuito tra la visione in sé e l’azione nell’opera. Narrare gli stati d’animo e soprattutto certe inquetitudini, dovute a storie di donne, di amori e di abbandoni, di desiderio e di ebbrezza, di alcool o gioco, è il modus operandi che distingue la sua opera. Temporalità, spazialità, mondanità, sono elementi attorno ai quali l’essere umano costruisce il proprio sé. Sono tappe che si intraprendono nella conoscenza di sé stessi, in un viaggio spesso insolito e senza una precisa meta, che va oltre la logica razionale ed è teso a modificare i concetti o le nozioni di libertà, identità, salute, malattia, follia. Il nostro artista, quando incontra il mondo, incontra se stesso. Assimila concetti di vita e comportamenti umani relativi a disagi esistenziali, malesseri o difficoltà e li estrapola da un contesto preciso per poi riprodurli con fare voyeuristico, di chi curiosa nella vita degli altri, mettendo in luce alcuni di questi aspetti di gente comune o di persone socialmente diverse, con le loro tragiche o comuni esistenze, ponendoli sotto i riflettori di una specie di teatro dell’assurdo, fatto di personaggi sospesi nel tempo. E’ senz’altro interessante notare che - come molti artisti contemporanei suoi coetanei- tratta tematiche legate al corpo e alla sua identità, con risvolti sociali che riflettono il distacco che esiste tra sostanza ed apparenza. L’arte di Astolfo Funes, indica un possibile “doppio” della vita: una trans-figurazione come riproduzione del reale e della sua figurazione. Un termometro bollente sull’arte in cui sarebbe utile interrogarci non solo sullo star system livellato dal modello mediatico ed estetico ma anche su certe ”alienazioni” e follie che coinvolgono in prima persona l’individuo di oggi. "


da:http://www.primopianogallery.com/eventi.asp?ID=112

VISITATE IL BLOG DI ASTOLFO FUNES, PRESTO LE NOSTRE FOTO ON LINE :-)

http://astolfofunes027.blogspot.com/2008/06/astolfo-funes-gana-el-vii-bienal.html

giovedì 9 ottobre 2008

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